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Metodo e motivazione

Studiare la sera dopo il lavoro quando l'energia è finita

Una donna studia la sera al tavolo di casa alla luce di una lampada, con un quaderno aperto e una tazza accanto.

In breve

  • Prepara la sera prima, quando sei ancora lucido
  • Un piano "se-allora" ti fa partire più della buona volontà
  • Poco e costante batte tanto e a strappi

Sono le nove di sera. Hai finito di cenare, hai la giornata di lavoro ancora addosso e sul tavolo c'è il quaderno che aspetta da ieri. Sai che dovresti aprirlo. Sai anche che la testa, adesso, è un elastico tirato tutto il giorno. Questo articolo non ti dirà di trovare più energia di quella che hai: quella non c'è, ed è inutile fingere. Ti dice come si studia lo stesso, con quella poca che resta, senza farne una colpa.

Chi apre i libri la sera dopo il lavoro è in pochissima compagnia. L'ISTAT ha misurato che dopo i 35 anni la partecipazione ad attività di studio formali è quasi nulla: in Italia solo l'1,3% degli over 35 segue un corso formale. Non è un dato che dice "così pochi ce la fanno". Dice un'altra cosa: se stasera apri quel quaderno, stai facendo una cosa che quasi nessuno fa. Vale la pena farla nel modo che spreca meno di te.

Perché la sera è il momento più difficile per studiare

Non è pigrizia. Dopo una giornata di lavoro la parte della testa che decide, che sceglie, che resiste alla distrazione ha già lavorato per ore. Alla sera è normale che sia scarica. Il punto è che di solito ci arriviamo pensando di dover "trovare la forza di studiare", e la forza la sera è proprio la cosa che manca.

Se il problema è la forza, la soluzione non può essere avere più forza. Deve essere avere bisogno di meno forza. E qui si può fare qualcosa di concreto su tre fronti: preparare la sera prima, togliere lo sforzo dalla partenza, e mettersi in testa aspettative giuste su cosa una sera stanca può davvero dare. Il resto — come organizzare la settimana, dove conviene mettere il ripasso, quanto dormire — sta in un altro articolo, come organizzare lo studio quando hai poche ore. Qui restiamo sulla singola serata.

Come si prepara la sera perché una testa stanca ci entra

Il momento in cui decidi come sarà la tua serata di studio non è la sera. È prima. Quando alla sera devi anche scegliere cosa studiare, dove sederti, quale pagina aprire, hai già speso una parte di quella poca energia solo per organizzarti, e spesso è la goccia che ti fa dire "stasera lascio perdere".

Prepara il campo quando sei ancora lucido. Lascia il quaderno aperto alla pagina giusta sul tavolo. Decidi in anticipo l'unica cosa che vuoi fare stasera — un esercizio, due pagine, il ripasso di un argomento — e scrivila su un post-it. Metti via il telefono in un'altra stanza. Sono gesti piccoli, ma tolgono decisioni alla parte di te che alla sera non ne ha più.

C'è poi un altro pezzo, che non riguarda lo studio ma la giornata intorno. Il servizio sanitario pubblico britannico, nella sua guida Every Mind Matters sul sonno, suggerisce alcune cose per chiudere bene la sera: staccare da telefono, tablet e computer circa un'ora prima di andare a letto, perché la luce degli schermi rende più difficile addormentarsi; scrivere su un foglio i pensieri che girano in testa, per liberare la mente prima di dormire; leggere qualcosa che piace, ascoltare musica calma; tenere la camera silenziosa, buia e fresca. E se dopo una ventina di minuti a letto il sonno non arriva, alzarsi e sedersi da un'altra parte finché non torna la stanchezza.

Non sono trucchi per studiare di più. Sono il modo in cui un servizio sanitario consiglia di chiudere la giornata. Ma quello che aiuta a dormire aiuta anche la testa del giorno dopo: scrivere i pensieri per svuotare la mente, staccare dagli schermi la sera, sono gesti che alleggeriscono anche lo studio. Sono consigli, non una prescrizione: non è medicina, è igiene delle serate.

Come si parte quando non hai voglia di niente

Il vero ostacolo della sera, spesso, non è studiare. È cominciare. Una volta che sei seduto e hai aperto la pagina, di solito vai avanti. È quel primo gesto — alzarsi dal divano, andare al tavolo, aprire il quaderno — che sembra costare troppo.

Su questo la ricerca in psicologia ha una risposta che non passa dalla motivazione. Si chiamano intenzioni di attuazione, o piani "se-allora". L'idea, nella definizione di due ricercatori, Gollwitzer e Sheeran, è semplice: invece di dirti "stasera devo studiare", decidi in anticipo quando e dove lo farai, e leghi l'inizio a un momento preciso della tua serata. La forma è questa: "Se succede la situazione Y, allora comincio l'azione Z". Per esempio: "Appena finito di sparecchiare, mi siedo al tavolo di cucina e apro il quaderno alla pagina segnata".

Sembra banale. Non lo è. Una meta-analisi di psicologia del 2006 ha trovato che questi piani "se-allora" hanno un effetto medio-grande sul raggiungimento degli obiettivi che ci si dà (in termini tecnici, d = .65). Che vuol dire, tolto il gergo: legare l'inizio a un momento e un luogo precisi aiuta a partire più della buona intenzione. Non perché ti dia più voglia, ma perché toglie la decisione dal momento in cui la voglia non c'è. Non devi più decidere se e quando cominciare: l'hai già deciso, e il momento arriva da solo.

Attenzione a cosa questo dato è e a cosa non è. È un effetto medio, misurato su tanti obiettivi diversi. Non è una garanzia che se fai il tuo piano "se-allora" ti diplomi. È un appiglio che aiuta a partire, non una promessa sul risultato. Ma partire, la sera, è già mezza battaglia.

Cosa aspettarsi davvero da una sera stanca

Qui c'è la cosa più importante, ed è anche quella che quasi nessuno ti dice. In una sera scarica, l'obiettivo giusto non è studiare tanto. È fare qualcosa e non spezzare la catena.

Ci sono serate in cui riesci a stare sui libri un'ora e ti sembra facile. E ci sono serate in cui venti minuti sono tutto quello che hai, e vanno bene lo stesso. Anzi: venti minuti fatti valgono più di due ore promesse e poi saltate. Non perché venti minuti siano una soglia magica — non esiste un numero minimo che ti salva — ma perché il costo vero non è la singola serata storta. Il costo vero è smettere. È quando salti una sera, poi due, poi ti convinci che tanto ormai. La catena che tieni viva stasera con poco vale più della serata perfetta di domani che forse non arriverà.

Sarò onesta: non esiste uno studio che misuri questa regola su adulti stanchi dopo il lavoro. È un ragionamento a partire da cose solide — che partire è metà del problema, che una sera chiusa bene costa meno il giorno dopo. Lo diciamo perché la differenza tra "poco e costante" e "tanto a strappi" conta, e conta più di quanto sembri quando sei nel mezzo. Ci saranno serate a vuoto. Ci sta. Non sono un fallimento: sono una serata, non il percorso.

Perché il diploma da adulti si sposa con la sera

Se stai studiando per riprendere il diploma da grande, una parte di questa fatica dipende anche da come è fatto il percorso. Un diploma pensato per chi lavora si studia quando si può, senza orari d'aula fissi la sera. È esattamente ciò che serve a chi ha poca energia dopo il lavoro: non devi esserci alle 18 in punto, ci sei quando ci arrivi.

E c'è un secondo vantaggio, meno ovvio. Quando la materia da recuperare è già divisa in pezzi da chi tiene il calendario, la sera devi decidere solo cosa fare stasera, non come organizzare due anni. Una decisione in meno per una testa stanca. Il 97% dei nostri studenti viene promosso, e più di 5.000 persone sono passate da qui: gente con giornate piene come la tua, non con più energia. Una cosa va detta con chiarezza: noi prepariamo agli esami, il diploma lo rilascia l'istituto scolastico sede d'esame, che è un soggetto terzo rispetto a noi. Se vuoi capire come funziona, la prima consulenza è gratuita. Se invece stai riprendendo ora dopo anni di stop, può aiutarti anche riprendere a studiare da adulti.

Una nota, perché è giusto dirla: questo articolo parla di come organizzare lo studio, non di salute. Se la stanchezza è costante e non passa nemmeno col riposo, la persona con cui parlarne non è un blog, è il tuo medico di base.

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Domande frequenti

Studiare la sera è meglio o peggio che studiare la mattina?

Non c'è una risposta valida per tutti, e chi te la dà secca sta semplificando. Non esistono prove solide che studiare la sera renda di più o di meno in generale. Quello che conta davvero è un altro: la sera è il momento che tu hai davvero libero. Meglio studiare nel momento che esiste nella tua giornata che rincorrere l'orario "ideale" che nella tua vita non c'è.

Quanto devo studiare la sera per farcela?

Non c'è un minimo che ti garantisce il risultato, e diffida di chi te lo promette. Il punto non è la quota di minuti di una singola sera: è la costanza. Poco e regolare, sera dopo sera, batte le sessioni lunghe fatte a strappi e poi abbandonate. Meglio venti minuti stasera che il proposito di due ore che poi salti.

Come faccio a partire quando sono troppo stanco?

Non affidarti alla voglia, perché la sera la voglia è poca. Affidati a un piano deciso prima: scegli un momento e un luogo precisi e legaci l'inizio dello studio ("appena sparecchiato, mi siedo e apro il quaderno"). Togliere la decisione dal momento in cui non hai forze è, secondo la ricerca in psicologia, quello che aiuta di più a cominciare.

Va bene saltare qualche sera?

Sì. Ci saranno serate a vuoto, ed è normale: sei una persona che lavora, non una macchina. Una sera saltata non è un fallimento. Il problema non è la singola serata storta, è smettere del tutto. Se salti stasera, l'importante è tornare domani, anche con poco.

Come organizzo tutta la settimana di studio quando lavoro?

Questo articolo si concentra sulla singola serata: come prepararla, come partire, cosa aspettarti. Per l'organizzazione dell'intera settimana — dove mettere gli argomenti nuovi, dove il ripasso, come gestire i turni — trovi tutto in come organizzare lo studio quando hai poche ore.

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