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Genitori e figli

Adolescente demotivato a scuola: come parlargli senza che si chiuda

L'entusiasmo di settembre è finito e tuo figlio è spento. Come aprire la conversazione senza che scatti la difesa: consigli pratici basati sui dati ISS e sulle indicazioni dell'Ospedale Bambino Gesù.

Un padre seduto sul divano accanto al figlio adolescente, alla luce del giorno: il ragazzo guarda in basso, il padre ascolta con calma
In breve
  • Secondo i dati HBSC 2022 dell'ISS, tra i maschi di 15 e 17 anni circa il 15% dice di non amare per niente andare a scuola: non è una situazione rara.
  • Tre cose da capire prima di parlargli: se sente di poter scegliere, se si sente capace in qualcosa, se si sente visto come persona.
  • Le punizioni chiudono il dialogo: le linee della Regione Emilia-Romagna sul ritiro sociale dicono che vietare internet non solo è inefficace, ma aggrava l'isolamento.
In questa guida 6 sezioni
  1. I dati dicono che non sei solo
  2. Tre domande da farsi prima di parlargli
  3. Come aprire la conversazione
  4. Cosa chiude il dialogo
  5. Quando i segnali diventano più seri
  6. Se c'è anche una questione scolastica aperta

Ottobre è il mese in cui molti genitori si accorgono che il figlio si è spento. L'entusiasmo di settembre è finito, sono arrivati i primi voti, e lui ha smesso di raccontarti com'è andata. Risposte di una parola, porta chiusa, occhi sul telefono. E tu ti chiedi cosa dire per aprire una conversazione che non finisca dopo tre minuti.

Questo articolo parla di quella situazione precisa: il calo di motivazione, non il rifiuto della scuola. Se tuo figlio non riesce ad alzarsi la mattina o ha mal di pancia e mal di testa che compaiono la domenica sera, siamo in un caso diverso e più serio, che trattiamo nell'articolo su quando un figlio non vuole più andare a scuola. Qui il ragazzo a scuola ci va. Solo che si è spento.

I dati dicono che non sei solo

L'indagine HBSC 2022, coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità, mostra che la pressione per il lavoro scolastico cresce con l'età e che il piacere di andare a scuola cala. Tra i più piccoli, a 11 anni, supera il 60%; poi scende progressivamente, e nei maschi di 15 e 17 anni va sotto il 50%. In quelle due fasce d'età cresce anche la quota di chi dice di non amare per niente andare a scuola: circa il 15%. Guardando dal 2010 al 2022, l'ISS descrive una riduzione graduale e costante del piacere di andare a scuola, più marcata nelle ragazze.

Anche i dati PISA 2022 dell'OCSE vanno nella stessa direzione: circa due quindicenni italiani su tre dicono di sentirsi parte della propria scuola, meno della media dei Paesi OCSE.

A cosa servono questi numeri? Non a dire "tanto fanno tutti così". Servono a dare la misura giusta: un adolescente che si disimpegna da scuola è una cosa frequente, spesso legata a leve su cui un genitore può fare qualcosa. Trattarlo subito come un problema clinico di solito peggiora il dialogo.

Tre domande da farsi prima di parlargli

Gli studi sulla motivazione indicano tre bisogni di fondo. Quando mancano, la voglia di impegnarsi si spegne: autonomia, competenza, relazione.

Autonomia. Tuo figlio sente di poter decidere qualcosa del suo percorso, o gli sembra che sia tutto già deciso da altri? Non vuol dire lasciarlo fare quello che vuole. Vuol dire dargli voce su almeno qualcosa: come organizzare lo studio, da quale materia partire, che indirizzo prendere in futuro. Sentirsi senza scelta toglie parecchia spinta.

Competenza. C'è qualcosa, a scuola, in cui si sente capace? Oppure si vede solo come quello che non ce la fa? Un ragazzo che colleziona insufficienze e non trova un solo campo in cui si sente bravo prima o poi smette di provarci. Non per pigrizia: quando l'impegno porta solo brutti voti, smette di avere senso.

Relazione. In famiglia e a scuola si sente visto come persona o come uno studente da correggere? Il legame con gli adulti di riferimento pesa molto. Un dato HBSC 2022 fa riflettere: si sente sostenuto dalla propria famiglia il 68% dei ragazzi e il 60% delle ragazze, e a 15 anni le quote scendono ancora.

Non sono diagnosi. Sono cose da provare a capire prima di aprire bocca.

Come aprire la conversazione

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù indica alcune attenzioni concrete per tenere aperto il dialogo con un adolescente.

Trovare spazi e tempi dedicati. Un momento scelto apposta vale più di una domanda buttata lì mentre si esce. Spesso aiuta che non sia un faccia a faccia sul divano: in macchina o mentre si prepara la cena i ragazzi parlano più volentieri, perché l'attenzione non è tutta puntata su di loro.

Esserci con la testa, non solo con il corpo. Rispondere a una notifica mentre lui parla gli manda un messaggio preciso. Non serve fingere entusiasmo, serve ascoltare davvero.

Rispettare i suoi tempi. Un adolescente che non risponde subito non per forza non vuole parlare. Magari parla più tardi, a modo suo. Si può fare una domanda e lasciarla lì, senza pretendere la risposta sul momento.

Tornarci con continuità. Se chiedi una volta e poi smetti perché ti ha respinto, anche questo è un segnale. Tornare sull'argomento con leggerezza, senza insistere ogni sera, gli dice che sei ancora lì.

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Scopri il tuo percorso

Le linee di indirizzo della Regione Emilia-Romagna sul ritiro sociale (allegato alla DGR 1016/2022) scrivono che impedire l'accesso a internet "non solo è inefficace, ma aggrava l'isolamento". Sono pensate per situazioni più gravi di un calo di motivazione, ma il principio vale anche qui: punire alza il conflitto e toglie spazio alla conversazione.

Hanno spesso lo stesso effetto altre abitudini: tornare di continuo sugli errori ("te l'avevo detto"), paragonarlo ai coetanei o a com'era l'anno scorso, fare del voto l'unica misura di quanto vale.

Quando i segnali diventano più seri

Un po' di fatica alla ripresa, nelle prime settimane, è comune. Vale la pena parlarne con il pediatra o il medico di famiglia quando più segnali si sommano e durano: sonno disturbato, nervosismo insolito, tendenza a isolarsi anche dagli amici (non solo dalla famiglia), cambiamenti nell'appetito, un calo del rendimento che non si riprende dopo le prime settimane. Sono i segnali di allarme che indica lo stesso Bambino Gesù.

Se invece tuo figlio fatica in modo mirato, su certe materie o certi tipi di compiti, può esserti utile l'articolo sui disturbi specifici dell'apprendimento e la fatica a scuola.

Se hai notato che ha cominciato a entrare in ritardo o a saltare qualche ora, leggi cosa fare quando un figlio salta le lezioni. Per i primi segnali di un possibile abbandono, la guida sui segnali di abbandono scolastico spiega cosa osservare e in che ordine. E se siete già arrivati al "voglio smettere di studiare", c'è un articolo dedicato a un figlio che vuole smettere di studiare.

Se c'è anche una questione scolastica aperta

A volte, accanto al calo di motivazione, c'è una questione pratica: una bocciatura, un anno perso. È un tema scolastico e va valutato per ragioni scolastiche, con calma, non come rimedio all'umore di tuo figlio. È comunque utile sapere che esiste l'esame di idoneità: secondo le regole in vigore (DM 218/2025) permette di recuperare al massimo due anni di corso nello stesso anno scolastico. LaScuola360 accompagna gli studenti nella preparazione; il titolo lo rilascia l'istituto scolastico sede d'esame, soggetto terzo rispetto a noi, senza legami di gestione né comunanza di interessi.

Se vuoi capire se è una strada sensata nel vostro caso, puoi chiedere una consulenza gratuita.

Domande frequenti

Quando la demotivazione diventa preoccupante?

Un calo nelle prime settimane di scuola è comune. Diventa un segnale da non ignorare quando si somma ad altri e dura nel tempo: isolamento anche dagli amici, sonno e appetito che cambiano, un rendimento che non si riprende dopo le prime settimane. In quel caso conviene parlarne con il pediatra.

Togliere il telefono aiuta?

Le linee della Regione Emilia-Romagna sul ritiro sociale, scritte per situazioni più gravi, dicono che vietare internet è inefficace e aggrava l'isolamento. Anche in un caso meno serio, di solito funziona meglio mettersi d'accordo su regole condivise che imporre un divieto dall'alto.

Cosa faccio se si rifiuta di parlarmi?

Continua a esserci, senza insistere a ogni tentativo. Un adolescente chiuso risponde spesso meglio alle conversazioni indirette: in macchina, mentre fate qualcosa insieme, quando l'attenzione non è tutta su di lui. Un primo no non è un no per sempre.

Devo parlare con i suoi professori?

Se il calo di rendimento è evidente, il coordinatore di classe è la persona giusta. Non serve aspettare i ricevimenti programmati: si può chiedere un colloquio. Aiuta soprattutto a capire se il problema riguarda una materia o più di una, e come si vede in classe. Qualche consiglio pratico su come impostarlo è nell'articolo su come parlare con i professori.

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Fonti: HBSC Italia 2022, scheda scuola — Istituto Superiore di Sanità; ISS, comunicato stampa n. 08/2023 sui dati HBSC 2022; PISA 2022 Country Note Italy — OCSE; Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, pagine per i genitori sulla comunicazione con gli adolescenti e sul rientro a scuola (2023); Linee di indirizzo regionali sul ritiro sociale, DGR 1016/2022 — Regione Emilia-Romagna.

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