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Genitori e figli

Come parlare con i professori a inizio anno: la guida per impostare bene la relazione

Genitore e insegnante seduti a un banco di scuola durante un colloquio, in un'aula luminosa, mentre guardano insieme un foglio

In breve

  • Il colloquio di inizio anno non è un esame che devi superare: è il momento in cui apri un canale. Chiedi il calendario del ricevimento e come preferiscono essere contattati, e lo tieni per tutto l'anno
  • L'appiglio più concreto da portare al tavolo sono le assenze: la validità dell'anno chiede almeno tre quarti del monte ore, si contano le ore e non i giorni, e la scuola è tenuta a comunicarti la soglia a inizio anno
  • Se dal colloquio emerge un problema, non è tutto sulle tue spalle né tutte colpa del prof: chiedi che le cose si mettano per iscritto e concordate un modo per risentirvi

Il primo colloquio con i professori mette in soggezione più di quanto si ammetta. C'è chi lo evita per non sembrare il genitore che controlla, e chi ci arriva già sulla difensiva, pronto a difendere il figlio da un'accusa che nessuno ha ancora mosso. Sono i due modi più facili per partire col piede sbagliato.

Questa guida non parla di cosa fa tuo figlio a scuola: parla di come parli tu con chi lo ha in classe. Perché la relazione coi docenti, se la imposti bene a settembre, ti risparmia mesi di malintesi. E se qualcosa non va, è il primo posto dove trovi una risposta.

Perché il colloquio di inizio anno conta più degli altri

Gli altri colloqui, quelli di metà anno, servono a fare il punto: come sta andando, cosa migliorare. Quello di inizio anno serve a un'altra cosa, ed è per questo che vale la pena non saltarlo. Serve a presentarsi.

Il professore che a settembre ha davanti trenta nomi su un registro non sa ancora chi c'è dietro. Non sa che tuo figlio l'anno scorso ha faticato in matematica, che a casa è cambiato qualcosa, che con l'inglese scritto va in ansia. Quelle cose gliele puoi dire tu, prima che le scopra da un brutto voto. E gliele dici molto meglio in un colloquio di cinque minuti che in una mail lunga.

Non è un caso: è il momento in cui apri un canale. Se il canale è aperto, quando più avanti ci sarà da dirsi qualcosa di scomodo, ci si parlerà da persone che si sono già viste in faccia. Se resta chiuso, il primo contatto rischia di essere proprio quello brutto, e le cose brutte dette a freddo suonano sempre come accuse.

Come ti prepari, in concreto

Non serve un dossier. Servono tre cose chiare in testa prima di sederti.

Una fotografia sincera di tuo figlio. Non l'elenco dei difetti e nemmeno il curriculum dei successi: una o due cose vere che aiutano il docente a leggerlo meglio. "Studia molto ma va nel panico durante le interrogazioni." "L'anno scorso ha avuto un periodo difficile e le assenze si erano accumulate." Detto a inizio anno, un dettaglio così cambia il modo in cui un professore interpreta il primo inciampo.

Le domande che vuoi fare. Poche e concrete, che vedremo tra poco. Scriverle su un foglietto non è esagerato: nel colloquio il tempo è poco e ci si dimentica proprio la cosa che si voleva chiedere.

Il calendario e i canali. Prima ancora di andare, guarda sul sito e sul registro elettronico della scuola quando ricevono i docenti di tuo figlio e come preferiscono essere contattati. Ogni scuola si organizza a modo suo: c'è chi riceve su appuntamento in una fascia settimanale, chi convoca uno o due colloqui generali pomeridiani durante l'anno. Non esiste una regola uguale per tutti, quindi il calendario della tua scuola è l'unico che conta.

Cosa chiedere (e cosa evitare)

Le domande giuste aprono, quelle sbagliate chiudono. La differenza non è nel contenuto ma nel modo.

Domande che aprono:

  • "Come preferisce che la contatti se ho bisogno? Mail, registro, appuntamento?" Metti subito le basi di un canale ordinato, e fai capire che rispetterai i suoi tempi.
  • "Su cosa dovrei tenere gli occhi aperti a casa, secondo lei?" Chiedi al docente di darti un compito, non di renderti conto del suo. Cambia tutto.
  • "Se noto che qualcosa non va, con che anticipo è utile che ve lo dica?" Concordate in anticipo come muovervi prima che ci sia un problema. È la domanda che i professori apprezzano di più, perché sposta la logica da "chi ha sbagliato" a "come lo evitiamo insieme".

Domande e frasi che chiudono:

  • Chiedere conto di un voto che non c'è ancora. A settembre non c'è niente da difendere. Presentarsi già in assetto di battaglia mette il docente sulla difensiva per tutto l'anno.
  • Confrontare il professore con quello dell'anno prima, o con quello di un'altra classe. È il modo più rapido per chiudere una porta.
  • Parlare come se il problema fosse solo della scuola. Anche quando qualcosa non va davvero, la frase "cosa possiamo fare" apre; la frase "cosa avete intenzione di fare" mette un muro.

Il tono, alla fine, conta più delle parole. Ti presenti come qualcuno che vuole collaborare, non come un cliente che chiede conto di un servizio. I professori se ne accorgono subito, e ricambiano nello stesso modo.

L'appiglio più concreto: le assenze e il monte ore

C'è un argomento che a inizio anno vale la pena mettere sul tavolo perché è misurabile, e quindi non si presta a interpretazioni: le assenze.

La regola è più semplice di quanto sembri. Perché l'anno scolastico sia valido serve la frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuo personalizzato: si può mancare fino a un quarto delle ore. E si contano le ore, non i giorni. È un punto che genera parecchi equivoci, perché la settimana può essere organizzata su cinque o sei giorni e il conteggio in giorni non torna mai.

Il numero preciso non è uguale per tutte le scuole, perché dipende dal monte ore del corso. Ma non tocca a te scoprirlo: la scuola è tenuta a comunicare a inizio anno l'orario annuale personalizzato e il minimo di ore da assicurare, come stabilisce la circolare ministeriale sulla validità dell'anno. Se a settembre non hai ricevuto nulla, è la prima cosa da chiedere in segreteria o al coordinatore: è un tuo diritto, ed è anche un ottimo motivo per aprire il dialogo.

Un dettaglio che molti genitori non conoscono: le assenze per motivi di salute possono rientrare nelle deroghe al limite. Rientrano tra i casi previsti i gravi motivi di salute documentati e le terapie o cure programmate. La deroga però non è automatica: i criteri li fissa il collegio dei docenti e il singolo caso lo valuta il consiglio di classe. Se prevedi assenze per una situazione di salute, dirlo subito e lasciare traccia scritta serve proprio a questo.

Nel corso dell'anno il registro elettronico diventa il tuo cruscotto: assenze, voti, note e comunicazioni passano oggi quasi tutte da lì. Controllarlo con regolarità, senza trasformarlo in un'ossessione, ti fa arrivare al colloquio già informato e ti evita le sorprese dell'ultimo mese.

Cosa fare se emerge un problema

A volte già dal primo colloquio, o dai primi voti, capisci che qualcosa non va. Qui la relazione che hai impostato bene ti ripaga.

Non prenderla come un verdetto. Un primo voto basso a ottobre è un'informazione, non una sentenza. Serve a sapere dove intervenire, non a stabilire com'è tuo figlio.

Chiedi che le cose restino scritte. Anche solo una mail di riepilogo dopo un colloquio importante: "abbiamo detto questo, ci risentiamo tra un mese". Non è diffidenza, è ordine. Aiuta te e aiuta il docente, e se più avanti serve ricostruire cosa vi eravate detti, c'è.

Concorda un momento per risentirvi. La cosa peggiore che puoi fare è affrontare tutto in un colloquio solo e poi sparire. Fissare un punto ("ci vediamo dopo la prima verifica") dà un ritmo e toglie l'ansia di dover risolvere ogni cosa subito.

E se dal colloquio emerge qualcosa di più profondo di un voto basso, un figlio che proprio non vuole più andare a scuola o un malessere che va oltre la materia, quello è un altro discorso con vie sue: ne parliamo nella guida su cosa fare quando il figlio non vuole andare a scuola. Se invece i primi voti hanno già portato a una sospensione del giudizio, la meccanica del debito la trovi in come funzionano gli esami di settembre.

Quando il quadro è già compromesso

Può capitare che il colloquio di inizio anno arrivi quando la situazione è già segnata: troppe assenze accumulate l'anno prima, un anno che rischia di non essere recuperabile in corsa, la sensazione che quella scuola sia quella sbagliata. In quel caso la relazione coi professori resta importante, ma da sola non basta.

Le strade, allora, si valutano a parte e con calma: ripetere l'anno, cambiare indirizzo con un passaggio motivato, oppure recuperare l'anno perso attraverso un esame di idoneità, tenendo presente che oggi si possono recuperare al massimo due anni oltre l'ultimo per cui si ha l'ammissione.

LaScuola360 prepara agli esami per il recupero degli anni e al diploma, con lezioni online e un tutor dedicato, senza obbligo di frequenza in presenza. Non è la risposta al colloquio andato male: è la parte scolastica del problema, quando quella parte c'è. Se vuoi capire quali opzioni restano nel caso di tuo figlio, la prima consulenza è gratuita e non impegna a nulla. (LaScuola360 prepara agli esami; il titolo di studio lo rilascia l'istituto scolastico sede d'esame, che è un soggetto terzo rispetto a noi, senza legami di gestione né comunanza di interessi.)

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Domande frequenti

Devo aspettare che sia la scuola a convocarmi?

No. Il colloquio di inizio anno puoi chiederlo tu, e anzi presentarti prima che ci sia un motivo è il modo migliore per impostare una relazione collaborativa. Controlla sul sito o sul registro elettronico quando ricevono i docenti di tuo figlio: ogni scuola organizza i ricevimenti a modo suo.

Cosa chiedo a un professore che vedo per la prima volta?

Punta su domande che aprono un canale: come preferisce essere contattato, su cosa conviene che tu tenga gli occhi aperti a casa, con che anticipo è utile segnalargli qualcosa. Evita di chiedere conto di voti che ancora non ci sono o di confrontarlo con altri insegnanti.

Quante assenze si possono fare senza perdere l'anno?

Il limite è un quarto del monte ore annuo personalizzato: serve la frequenza di almeno tre quarti delle ore. Si contano le ore, non i giorni. Il numero preciso dipende dal corso, e la scuola è tenuta a comunicartelo a inizio anno insieme al minimo di ore da assicurare.

Le assenze per motivi di salute contano allo stesso modo?

Possono rientrare nelle deroghe al limite di frequenza: tra i casi previsti ci sono i gravi motivi di salute documentati e le terapie o cure programmate. La deroga però non è automatica, perché i criteri li fissa il collegio dei docenti e il singolo caso lo valuta il consiglio di classe. Per questo conviene segnalare la situazione presto e lasciarne traccia scritta.

Come tengo traccia di quello che ci diciamo?

Chiedi, dopo un colloquio importante, una breve mail di riepilogo con quello che vi siete detti e il punto in cui vi risentirete. Non è diffidenza: è ordine, e aiuta anche il docente. Il registro elettronico, poi, resta il canale ordinario per assenze, voti e comunicazioni durante l'anno.

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