Cambiare indirizzo alle superiori: quando serve l'esame integrativo e quando no

In breve
- Nel primo biennio l'esame integrativo non serve più: basta chiedere l'iscrizione all'altro indirizzo entro il 31 gennaio, e la scuola di arrivo attiva interventi didattici di supporto
- Dal terzo anno l'esame integrativo resta, si sostiene dopo lo scrutinio finale in un'unica sessione che deve chiudersi prima dell'inizio delle lezioni
- Il nulla osta della vecchia scuola non basta: è la scuola di destinazione a decidere se accogliere il trasferimento, anche in base ai posti disponibili
Indice dei contenuti
- Cosa è cambiato nel 2025?
- Nel primo biennio serve l'esame integrativo?
- E dal terzo anno in poi?
- Perché su questo esame nessuno può dirti come funziona
- Esame integrativo ed esame di idoneità sono la stessa cosa?
- Basta il nulla osta della vecchia scuola?
- Si può cambiare indirizzo a metà anno?
- Il cambio di indirizzo fa perdere l'anno?
- Quanto costa?
- Come si decide se cambiare davvero
Se stai cercando informazioni sul cambio di indirizzo alle superiori, tieni presente che nel 2025 la legge è cambiata proprio sul punto che spaventa di più le famiglie: l'esame. Molto di quello che si trova in rete descrive ancora il sistema precedente. Ecco la situazione aggiornata, con la distinzione che conta davvero, quella tra biennio e triennio.
Cosa è cambiato nel 2025?
Fino a poco tempo fa il principio era semplice e uguale per tutti: vuoi cambiare indirizzo, devi sostenere un esame integrativo sulle materie che nel tuo percorso non hai mai studiato. Era quello che prevedeva un decreto ministeriale del 2021.
Quel decreto è stato però annullato in parte dal Consiglio di Stato (Sezione Settima, sentenza n. 3250 del 9 aprile 2024), proprio nel punto in cui imponeva l'esame a chi passava alla classe corrispondente di un altro indirizzo. Il ragionamento dei giudici è netto: quell'obbligo era stato cancellato dalla legge già nel 2005, e un decreto ministeriale non poteva farlo rivivere. Nelle parole della sentenza, gli esami scolastici sono previsti "nei soli passaggi verticali", cioè quando si sale di classe o di grado, non quando ci si sposta di lato.
Nel settembre 2025 il legislatore è intervenuto e ha riscritto la norma. Il risultato è il quadro attuale, in vigore dall'anno scolastico 2025/2026.
Nel primo biennio serve l'esame integrativo?
No. È questa la novità che quasi nessuno ha ancora recepito.
Per il primo e il secondo anno la legge dice che gli studenti "possono richiedere, entro e non oltre il 31 gennaio di ciascun anno scolastico, l'iscrizione alla corrispondente classe di altro indirizzo, articolazione o opzione". Nessun esame. Al suo posto è la scuola di arrivo a doversi attivare: adotta "interventi didattici integrativi" per far recuperare allo studente quello che gli manca, con l'obiettivo dichiarato di favorire il successo formativo e il riorientamento.
Cambia completamente la prospettiva. Prima l'onere era tutto sulle spalle del ragazzo, che doveva dimostrare di sapere; ora è la scuola che accoglie a doversi far carico dell'allineamento.
Una sfumatura del testo va però letta con attenzione, perché non è un dettaglio. Per il biennio la legge parla di passaggio a "altro indirizzo, articolazione o opzione". Dal terzo anno il testo è più ampio e aggiunge la parola "percorso". Tradotto: il cambio senza esame nel biennio è scritto pensando ai passaggi tra indirizzi, per esempio da un liceo a un altro liceo o da un'articolazione all'altra di un tecnico. Per i cambiamenti più radicali, come il passaggio all'istruzione e formazione professionale, il testo non è altrettanto esplicito, e la scuola di destinazione va sentita prima di muoversi.
E dal terzo anno in poi?
Dal terzo anno l'esame integrativo resta, e la legge lo dice esplicitamente: gli studenti, "all'esito dello scrutinio finale", possono chiedere l'iscrizione a una classe corrispondente di un altro percorso o indirizzo "previo superamento di un esame integrativo".
Due elementi sono fissati per legge. Il primo è il momento: si parte dopo lo scrutinio finale di giugno, non prima. Il secondo è la finestra: l'esame "si svolge in un'unica sessione da concludersi prima dell'inizio delle lezioni". Non ci sono seconde sessioni.
Tutto il resto, cioè come si svolge concretamente l'esame, è affidato a un'ordinanza ministeriale. E qui va detta una cosa con chiarezza.
Perché su questo esame nessuno può dirti come funziona
Le modalità operative sono affidate a un'ordinanza del Ministro. Lo schema ha avuto il parere favorevole del Consiglio superiore della pubblica istruzione il 22 luglio 2026, ma al momento in cui scriviamo l'ordinanza non risulta ancora pubblicata. Un parere favorevole non è un'approvazione, e finché il testo non è firmato e pubblicato non esiste.
Questo significa che le informazioni che circolano su quante prove sono, chi siede in commissione o con che voto si supera si riferiscono allo schema non ancora pubblicato oppure alle regole precedenti. Preferiamo dirti che quelle informazioni non ci sono ancora, piuttosto che riempirle di ipotesi.
La conseguenza pratica è semplice: il calendario e l'elenco delle materie li fissa la scuola di destinazione. Vanno chiesti in segreteria, per iscritto, prima di presentare la domanda.
Esame integrativo ed esame di idoneità sono la stessa cosa?
No, e confonderli è l'errore più comune. Servono a due movimenti diversi.
L'esame integrativo è un movimento laterale: resti nella stessa annualità, ma cambi indirizzo, e l'esame serve ad accertare che tu abbia le basi delle materie che nel tuo vecchio percorso non erano previste. Non ti fa recuperare nessun anno.
L'esame di idoneità è un movimento verticale: serve a essere ammessi a una classe successiva senza aver frequentato gli anni intermedi, ed è la strada di chi vuole rimettersi in pari. Ha regole proprie, un limite massimo di due anni recuperabili e si supera con almeno sei decimi in ciascuna disciplina. Ne abbiamo scritto nel dettaglio nella guida sull'esame di idoneità.
C'è un caso in cui i due mondi si incontrano: chi si presenta come candidato esterno a un esame di idoneità e proviene da un altro indirizzo. Per lui il decreto ministeriale sull'idoneità prevede che l'esame comprenda tutte le discipline degli anni non superati e in più le discipline, o parti di discipline, non coincidenti con quelle dell'indirizzo di provenienza, relative agli anni già frequentati con esito positivo. Se invece si è candidati interni, cioè iscritti e frequentanti, la regola è un'altra e più stretta, e il quadro va chiesto alla segreteria della scuola di destinazione.
Basta il nulla osta della vecchia scuola?
Questa è la domanda su cui si creano più illusioni. La risposta è no, il nulla osta è metà del percorso.
Il nulla osta della scuola di provenienza è un atto dovuto: serve ad attestare che la posizione dello studente è in regola, e il Ministero è esplicito nel dire che se debitamente motivato non può essere negato. Nessun preside può trattenerti contro la tua volontà.
Ma la decisione vera sta dall'altra parte. La domanda va presentata al dirigente della scuola che hai scelto, ed è quella scuola a stabilire se accogliere il trasferimento, anche in base ai posti effettivamente disponibili nelle classi. Il primo passo utile, quindi, non è chiedere il nulla osta: è andare a parlare con la scuola dove si vuole andare.
Si può cambiare indirizzo a metà anno?
Nel biennio sì, ed è proprio questo il senso del termine del 31 gennaio: la domanda si presenta durante l'anno scolastico, per proseguire nell'altro indirizzo.
Dal terzo anno il quadro è più rigido, ed è giusto saperlo prima di illudersi. La legge disciplina il cambio "all'esito dello scrutinio finale", quindi a giugno, e non prevede il passaggio a un altro indirizzo in corso d'anno. È un punto che i dirigenti scolastici hanno già segnalato formalmente al Ministero, chiedendo più margini per il riorientamento nel triennio. Nel frattempo l'unica cosa possibile a metà anno è il trasferimento a un'altra scuola dello stesso indirizzo, che segue le regole ordinarie del nulla osta.
Il cambio di indirizzo fa perdere l'anno?
Di per sé no, e la distinzione è importante per non spaventarsi.
Cambiare indirizzo significa entrare nella classe corrispondente dell'altro percorso: se eri in seconda, vai in seconda. L'anno si perde solo se si è stati bocciati o non ammessi, che è una cosa diversa e ha altre strade, come abbiamo spiegato parlando degli esami di settembre.
Un'attenzione va invece messa sulle assenze, perché nell'anno del passaggio si sommano le ore fatte nelle due scuole. La regola generale è che serve la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato per essere valutati a fine anno, con la possibilità per le scuole di deliberare deroghe motivate in caso di assenze documentate. Se il trasferimento avviene dopo un periodo di assenze lunghe, conviene chiedere in segreteria come vengono conteggiate le ore.
Quanto costa?
Non esiste una tariffa nazionale per l'esame integrativo, quindi qualunque cifra secca tu legga in giro non ha una fonte alle spalle.
Nelle scuole statali si applicano le tasse erariali previste dal Ministero, che sono importi modesti (la tassa d'esame è di 12,09 euro). Nelle paritarie l'importo lo stabilisce l'istituto, e va chiesto alla segreteria insieme a tutto il resto. Sulle regole dell'esame, invece, non c'è alcuna differenza tra statali e paritarie: la norma vale allo stesso modo per entrambe.
Come si decide se cambiare davvero
Cambiare indirizzo è una decisione che si prende meglio con qualche informazione in mano e senza fretta. Non esiste un dato ufficiale su quanti cambino indirizzo in Italia né su come vada a finire, quindi non ti diremo che va sempre bene. Quello che possiamo dirti è cosa conviene verificare prima di muoversi.
Guarda cosa cambia davvero nel piano di studi: non il nome dell'indirizzo, le materie. Sono quelle che ti troverai davanti ogni mattina, sono quelle su cui verterà l'eventuale esame, e spesso la differenza reale tra due indirizzi che sulla carta sembrano lontanissimi si riduce a tre o quattro discipline.
Parla con la scuola di arrivo prima che con quella di partenza. È lei che decide, ed è lei che ti dirà cosa serve.
Metti tutto per iscritto. Quello che è scritto in una mail della segreteria vale, quello che ti hanno detto al telefono no.
Un'ultima cosa sulle assenze: nell'anno del passaggio le ore fatte nelle due scuole si sommano, e se ci sono stati periodi lunghi di assenza conviene chiedere come vengono conteggiate. Ne abbiamo parlato nella guida per i genitori sul figlio che non vuole più andare a scuola, dove spieghiamo anche le deroghe possibili.
Se il passaggio comporta anche il recupero di uno o più anni, il quadro si complica e conviene farsi accompagnare. Noi prepariamo studenti a questi passaggi con un percorso costruito sulle materie effettivamente scoperte e tutor dedicati: il 97% dei nostri studenti viene promosso, e la garanzia "Promosso o Ripreparato" copre chi ha bisogno di un secondo tentativo. Una precisazione che è giusto fare: noi prepariamo, non rilasciamo titoli. L'esame si sostiene e il diploma viene rilasciato da istituti scolastici terzi rispetto a noi, senza legami di gestione con LaScuola360, come la normativa richiede. Se vuoi capire cosa comporta il tuo caso specifico, una consulenza gratuita mette in chiaro la situazione senza impegno.
Informazioni aggiornate al 29 luglio 2026. Alla pubblicazione dell'ordinanza ministeriale sugli esami integrativi questa guida verrà aggiornata.
Vuoi capire il tuo percorso verso il diploma?
Te lo spieghiamo in una telefonata gratuita, con un piano concreto su misura.
Domande frequenti
Nel primo biennio devo fare l'esame integrativo per cambiare indirizzo?
No. Dall'anno scolastico 2025/2026 nel primo biennio il passaggio avviene senza esame: si presenta la domanda di iscrizione alla classe corrispondente dell'altro indirizzo entro e non oltre il 31 gennaio, e la scuola di arrivo attiva interventi didattici integrativi per allineare lo studente.
Da quando è in vigore la regola nuova?
Dal 10 settembre 2025, quindi già dall'anno scolastico 2025/2026. La legge che l'ha introdotta non prevede alcun rinvio. Quello che manca non è la regola, è il regolamento attuativo che stabilirà come si svolge concretamente l'esame dal terzo anno.
Quante prove sono e come si supera l'esame integrativo?
Oggi non è possibile rispondere con certezza: le modalità sono affidate a un'ordinanza ministeriale non ancora pubblicata. Le uniche cose fissate dalla legge sono che l'esame si sostiene dopo lo scrutinio finale e che si svolge in un'unica sessione, da concludersi prima dell'inizio delle lezioni. Calendario e materie li comunica la scuola di destinazione.
Che differenza c'è tra esame integrativo ed esame di idoneità?
L'integrativo serve a cambiare indirizzo restando nella stessa annualità e riguarda le materie mai studiate. L'idoneità serve invece a essere ammessi a una classe successiva senza aver frequentato gli anni intermedi, ed è la strada di chi vuole rimettersi in pari.
La vecchia scuola può negarmi il nulla osta?
No, se la richiesta è debitamente motivata il nulla osta non può essere negato. Ma attenzione: il nulla osta riguarda solo la scuola che lasci. Chi decide se accoglierti è la scuola di destinazione, che valuta la domanda anche in base ai posti disponibili.
Posso cambiare indirizzo a novembre della terza?
La legge oggi non prevede questa possibilità: dal terzo anno il cambio di indirizzo è costruito attorno allo scrutinio finale di giugno. In corso d'anno resta possibile il trasferimento a un'altra scuola dello stesso indirizzo, con le regole ordinarie del nulla osta.
Cambiare indirizzo mi fa perdere un anno?
No. Si entra nella classe corrispondente dell'altro indirizzo, quindi l'annualità resta la stessa. L'anno si perde soltanto in caso di non ammissione, che è una situazione diversa e ha altre soluzioni.



