Mio figlio ha un DSA e fatica a scuola: cosa può fare un genitore

In breve
- Un DSA non è una disabilità e non dà diritto all'insegnante di sostegno: lo strumento è il PDP, e i provvedimenti compensativi e dispensativi sono un diritto riconosciuto dalla Legge 170/2010
- Il PDP va predisposto entro il primo trimestre scolastico (Linee Guida al DM 5669/2011), lo scrive la scuola e la famiglia lo condivide e lo sottoscrive
- All'esame di Stato restano tempi più lunghi e strumenti compensativi (d.lgs 62/2017, art. 20): la dispensa dallo scritto di lingua porta al diploma, l'esonero porta a un attestato
Indice dei contenuti
- DSA, disabilità, BES: perché non sono la stessa cosa?
- Chi fa la diagnosi? La scuola può certificare il DSA?
- Cosa dà, concretamente, la certificazione a mio figlio?
- Che cos'è il PDP e quando deve essere pronto?
- Come mi muovo con la scuola all'inizio dell'anno?
- E all'esame di Stato? I diritti restano?
- Quanti sono i ragazzi con un DSA?
- E se l'anno è andato storto lo stesso?
Te ne accorgi dalle piccole cose. Legge lentamente e si stanca prima degli altri. Copia il compito dalla lavagna e resta indietro. Studia il doppio delle ore per un voto che non arriva. E a un certo punto la domanda diventa una sola: cosa posso fare, come genitore, per aiutarlo davvero?
Questa guida prova a darti le parole giuste e i riferimenti verificati. Non è una guida clinica: non troverai qui come "riconoscere la dislessia" né consigli medici. La diagnosi non è compito tuo, e neanche della scuola. Quello che invece puoi fare — e che spesso nessuno spiega con chiarezza — è muoverti tra i diritti che la legge riconosce a tuo figlio e il rapporto con la scuola. Di questo parliamo.
DSA, disabilità, BES: perché non sono la stessa cosa?
È la prima confusione da sciogliere, perché mandarsi allo sportello sbagliato fa perdere tempo prezioso.
Un DSA — dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia — è un disturbo specifico dell'apprendimento riconosciuto dalla Legge 170 del 2010. La legge stessa lo definisce come una difficoltà che si manifesta "in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali". Vale la pena leggerla lenta, questa frase: significa che un DSA non è una malattia, non è un problema di intelligenza. È un modo diverso di funzionare su lettura, scrittura o calcolo. Lo strumento che accompagna un ragazzo con DSA a scuola si chiama PDP, Piano Didattico Personalizzato.
La disabilità certificata è un'altra cosa. Fa riferimento alla Legge 104 del 1992, ha un documento diverso — il PEI, Piano Educativo Individualizzato — e prevede l'insegnante di sostegno. Il DSA no: con il PDP non c'è nessun insegnante di sostegno, ed è giusto saperlo subito per non chiedere alla scuola qualcosa che non è previsto per quel percorso.
Poi ci sono i BES, i Bisogni Educativi Speciali generici: uno svantaggio socio-economico, linguistico o culturale. Qui il PDP è possibile, ma su decisione pedagogica del consiglio di classe, e senza il diritto pieno che la Legge 170 riconosce invece a chi ha una certificazione DSA.
Tre binari, tre documenti. Tienili separati e saprai sempre di che cosa stai parlando con la scuola.
Chi fa la diagnosi? La scuola può certificare il DSA?
No, la scuola non certifica. E questo è un punto che risolve molti malintesi.
La diagnosi di DSA è di competenza del Servizio Sanitario Nazionale. La Legge 170 lo dice all'articolo 3: la diagnosi "è effettuata nell'ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio sanitario nazionale". Dove il SSN non riesce a garantirla, le Regioni possono ammettere che la faccia uno specialista o una struttura privata accreditata.
La scuola ha un ruolo diverso, ma importante. Se, nonostante le normali attività di recupero, un ragazzo mostra difficoltà persistenti, la scuola lo comunica alla famiglia. Può anche attivare interventi per individuare i casi sospetti. Ma la legge è netta: l'esito di queste attività "non costituisce, comunque, una diagnosi di DSA". In una frase: la scuola segnala, non diagnostica.
E la diagnosi fatta da un privato? Qui serve prudenza, perché la regola non è unica in tutta Italia. Perché una diagnosi valga a scuola ai fini della Legge 170, di norma deve provenire dal SSN oppure da una struttura o uno specialista privato accreditato in ambito regionale — è quanto stabilisce l'Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2012. Le modalità di accreditamento e le eventuali procedure di conferma cambiano da Regione a Regione. Non fidarti di una regola nazionale trovata su un forum: chiedi alla ASL, al referente DSA della scuola di tuo figlio o al sito della tua Regione. Sono loro ad avere la versione giusta per te.
Cosa dà, concretamente, la certificazione a mio figlio?
Un diritto, non una concessione. È forse la cosa più importante da capire.
Con una diagnosi di DSA, tuo figlio "ha diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica". Lo dice l'articolo 5 della Legge 170. Non è un favore che l'insegnante può decidere di fare o non fare: è un diritto riconosciuto.
Cosa vuol dire in pratica? Due famiglie di misure, che è utile non confondere.
Gli strumenti compensativi sono quelli che compensano la difficoltà: la calcolatrice, la sintesi vocale, la mappa concettuale, il computer per scrivere, il registratore. Non tolgono niente al programma, aiutano ad arrivarci per un'altra strada.
Le misure dispensative dispensano da alcune prestazioni: per esempio leggere ad alta voce davanti alla classe, o essere valutati sulla velocità di lettura anziché sul contenuto. La legge parla di "misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali". La parola chiave è "non essenziali": si dispensa da ciò che non intacca il cuore dell'apprendimento.
Per le lingue straniere la legge prevede strumenti che favoriscano la comunicazione verbale. E stabilisce che a tuo figlio siano garantite forme adeguate di verifica e valutazione — un principio che, come vedremo, arriva fino all'esame di Stato.
Che cos'è il PDP e quando deve essere pronto?
Il PDP è il documento che traduce tutto questo in pratica, materia per materia. È lì che vengono scritti nero su bianco gli strumenti compensativi e le misure dispensative che tuo figlio userà durante l'anno.
Non lo scrive la famiglia e non lo scrivi tu. Lo predispone la scuola — il consiglio di classe o il team dei docenti — in raccordo con la famiglia e con i referenti sanitari. Ma c'è un passaggio che riguarda te da vicino: la famiglia lo condivide e lo sottoscrive. Non è un atto calato dall'alto su cui non hai voce. È un documento che leggi, discuti e firmi.
E i tempi? Qui c'è un fatto pratico che puoi usare subito, soprattutto se sei a inizio anno. Le Linee Guida allegate al decreto del 2011 stabiliscono che il PDP va predisposto "in tempi che non superino il primo trimestre scolastico". Non "quando capita", non "prima o poi": entro il primo trimestre. Se arriva la primavera e il PDP non c'è ancora, hai un riferimento normativo in mano per chiederlo.
Come mi muovo con la scuola all'inizio dell'anno?
Con calma e con ordine. Non serve fare l'esperto di normativa, serve sapere due o tre cose e usarle bene.
Il primo passo è consegnare la diagnosi alla segreteria della scuola, così che possa essere protocollata e arrivare al consiglio di classe. Da lì parte il percorso che porta al PDP.
Il secondo passo è chiedere chi è il referente DSA dell'istituto. Quasi tutte le scuole ne hanno uno: è la persona con cui parlare quando qualcosa non torna, ed è spesso più veloce del giro lungo.
Il terzo passo è ricordarti che il colloquio puoi chiederlo tu. Non devi aspettare che ti convochino. Se noti che gli strumenti previsti dal PDP non vengono applicati in classe, chiederne conto è nel tuo pieno diritto — quel documento esiste proprio per essere usato.
Il rapporto con i docenti, del resto, è metà del lavoro, e non riguarda solo le famiglie con una diagnosi: se ti serve una traccia per preparare un colloquio, ne abbiamo scritto in come parlare con i professori di tuo figlio. E se il tema del rapporto con la scuola per te è più largo di così, lo trovi in cosa fare quando un figlio non vuole più andare a scuola.
E all'esame di Stato? I diritti restano?
Restano, e per intero. È una delle preoccupazioni più comuni dei genitori, e la risposta è rassicurante.
Il decreto legislativo 62 del 2017, all'articolo 20, è la norma di riferimento per l'esame con DSA. I candidati con DSA "possono utilizzare tempi più lunghi di quelli ordinari per l'effettuazione delle prove scritte ed utilizzare gli strumenti compensativi previsti dal piano didattico personalizzato". Detto altrimenti: quello che tuo figlio ha usato durante l'anno lo può usare anche all'esame.
C'è poi il tema delle lingue straniere, dove è facile fare confusione tra due misure che sembrano vicine ma portano a esiti molto diversi.
La dispensa dallo scritto di lingua straniera significa che, al posto della prova scritta, la commissione sottopone il candidato a una prova orale sostitutiva. Il percorso resta pieno: si arriva al diploma normalmente.
L'esonero dall'insegnamento delle lingue straniere è un'altra cosa. Chi è esonerato segue un percorso didattico differenziato e, alla fine, non ottiene il diploma ma un attestato di credito formativo. È una scelta importante, con conseguenze diverse, che si valuta bene insieme alla scuola e ai referenti.
Dispensa ed esonero non sono sinonimi: la prima porta al diploma, il secondo a un attestato. Vale la pena averlo chiaro prima, non scoprirlo dopo.
Un'ultima cosa che tranquillizza molte famiglie: nel diploma finale non compare alcun riferimento all'uso degli strumenti compensativi né alla dispensa. Il titolo di tuo figlio è un titolo come tutti gli altri, senza etichette.
Quanti sono i ragazzi con un DSA?
Più di quanti immagini, e questo aiuta a togliere il senso di eccezione.
Secondo i dati del MIM – Ufficio di Statistica relativi all'anno scolastico 2022/23, circa 7 studenti su 100 alle scuole superiori hanno una certificazione DSA, con la dislessia come disturbo più diffuso. Non è un caso raro: è una parte normale di ogni classe. E significa che gli insegnanti, quasi ovunque, sanno già di che cosa si parla.
E se l'anno è andato storto lo stesso?
Può succedere: una diagnosi arrivata tardi, un PDP applicato a metà, un anno partito male. Sono situazioni comuni, e non dicono niente su quanto vale tuo figlio.
Le strade per rimettere in carreggiata un percorso esistono, e le abbiamo raccolte nella guida completa al recupero degli anni scolastici. Se stai valutando un percorso di questo tipo, una precisazione onesta prima di tutto il resto: LaScuola360 prepara agli esami, mentre il titolo lo rilascia l'istituto scolastico sede d'esame, che è un soggetto terzo rispetto a noi. Nella pagina come funziona è spiegato passo per passo il metodo di preparazione, e dalla pagina contatti puoi chiedere una consulenza gratuita per capire, senza impegno, cosa ha senso nel caso specifico di tuo figlio. Nessuna scorciatoia e nessuna promessa: solo un modo per orientarsi con qualcuno che ci lavora tutti i giorni.
Vuoi capire il tuo percorso verso il diploma?
Te lo spieghiamo in una telefonata gratuita, con un piano concreto su misura.
Domande frequenti
Il DSA dà diritto all'insegnante di sostegno?
No. L'insegnante di sostegno è previsto per la disabilità certificata ai sensi della Legge 104, con il PEI. Per i DSA lo strumento è il PDP, che riguarda strumenti compensativi e misure dispensative, non l'affiancamento di un docente di sostegno.
La scuola può diagnosticare un DSA?
No. La scuola può segnalare alla famiglia difficoltà persistenti e attivare interventi di individuazione, ma la legge stabilisce che l'esito di queste attività non costituisce una diagnosi. La diagnosi la fa il Servizio Sanitario Nazionale o una struttura privata accreditata in ambito regionale.
Una diagnosi privata vale a scuola?
Dipende. Perché una diagnosi valga ai fini della Legge 170, di norma deve provenire dal SSN o da una struttura/specialista privato accreditato in ambito regionale. Le regole di accreditamento cambiano da Regione a Regione: conviene verificare con la ASL, con il referente DSA della scuola o sul sito della propria Regione.
Entro quando deve essere pronto il PDP?
Le Linee Guida ministeriali indicano che il PDP va predisposto in tempi che non superino il primo trimestre scolastico. Lo predispone la scuola in raccordo con la famiglia, che lo condivide e lo sottoscrive.
All'esame di Stato mio figlio potrà usare gli strumenti compensativi?
Sì. Il decreto legislativo 62/2017 prevede tempi più lunghi per le prove scritte e l'uso degli strumenti compensativi indicati nel PDP. Nel diploma finale non compare alcun riferimento a questi strumenti.



