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A cosa serve il diploma oggi: i numeri veri, senza retorica

A cosa serve il diploma oggi: i numeri veri, senza retorica

In breve

  • Per iscriversi a un corso di laurea e agli ITS Academy il diploma è un requisito di legge (DM 270/2004 e L. 99/2022)
  • Tra i 25-64 anni, nel 2024, lavora il 74,0% di chi ha un titolo secondario superiore e il 55,0% di chi ha al più la licenza media (ISTAT)
  • Tra i lavoratori dipendenti di unità con almeno 10 dipendenti, nel 2022, il diploma vale +18,5% di retribuzione media annua rispetto a chi ha al più la licenza media (ISTAT)

Chiedersi a cosa serve il diploma a trenta, quaranta o cinquant'anni non è una domanda retorica. È una domanda su tempo e su soldi, e merita una risposta fatta di documenti.

Partiamo dal limite, prima dei numeri. I dati che leggerai confrontano persone diverse, con storie, famiglie e territori diversi, non la stessa persona con e senza diploma. L'ISTAT, quando parla di "premio" occupazionale dell'istruzione, mette la parola tra virgolette e non usa mai un linguaggio di causa ed effetto. Quella che segue è una fotografia, non una promessa.

Che cosa apre il diploma in modo certo?

Una parte della risposta non è statistica: dove il titolo è scritto in una norma, non c'è probabilità che tenga.

L'università. Il decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, all'articolo 6, comma 1, dice testualmente che «per essere ammessi ad un corso di laurea occorre essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di altro titolo di studio conseguito all'estero, riconosciuto idoneo».

Gli ITS Academy. La legge 15 luglio 2022, n. 99 (articolo 1, comma 2) apre i percorsi ITS a giovani e adulti in possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado. L'unica alternativa prevista è un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale accompagnato da un certificato IFTS conseguito in un corso di almeno 800 ore: la porta laterale esiste, ma è più lunga del diploma, non più corta.

Le altre porte certe sono tre, e ognuna ha una sezione dedicata più avanti: i bandi pubblici che chiedono quel titolo, le professioni con il titolo scritto nella legge, come l'agente di affari in mediazione, e la formazione che viene dopo, a partire dagli ITS.

Come funziona il titolo di studio nei concorsi pubblici?

Qui circola una semplificazione: "serve il diploma". La regola vera è diversa, ed è più utile conoscerla.

Non esiste un requisito di titolo valido per tutti i concorsi pubblici. La norma generale sull'accesso al pubblico impiego (DPR 487/1994, articolo 2, come sostituito dal DPR 82/2023) mette tra i requisiti generali il «possesso del titolo di studio richiesto dal bando per accedere al concorso», e stabilisce che ogni amministrazione lo individui, profilo per profilo, in coerenza con il contratto collettivo del comparto e con la classificazione dell'ente. Lo decide il bando, non una regola nazionale unica: per questo la prima cosa da leggere è l'articolo sui requisiti.

Ci sono poi carriere in cui il titolo lo fissa direttamente una norma di settore, e ne trovi due qui sotto. E c'è una via che quasi nessuno racconta: per le posizioni per cui basta l'assolvimento dell'obbligo scolastico non si fa concorso, si viene chiamati per «avviamento a selezione» dalle liste dei centri per l'impiego (articolo 1, comma 4), sempre col titolo richiesto dalla normativa vigente.

Messo in fila: il diploma allarga l'insieme dei bandi a cui puoi rispondere, e quanto lo allarghi dipende dal comparto e dal profilo.

Ci sono mestieri in cui il diploma è scritto nella legge?

Sì, e ne nominiamo due, quelli il cui testo abbiamo letto: gli elenchi lunghi di professioni che girano in rete sono quasi sempre copiati, e spesso sbagliati.

Per il concorso da allievo agente della Polizia di Stato il DPR 24 aprile 1982, n. 335 (articolo 6, comma 1, lettera d) richiede il diploma di istruzione secondaria di secondo grado; l'unica deroga riguarda i gruppi sportivi "Fiamme Oro". Nelle forze armate e di polizia il titolo cambia da procedura a procedura: l'articolo sui requisiti del bando dell'anno resta la lettura obbligata.

Per l'agente di affari in mediazione, cioè l'agente immobiliare, la legge 3 febbraio 1989, n. 39 (articolo 2) prevede due strade e il diploma di secondo grado serve in entrambe: cambia il resto, un corso con esame oppure dodici mesi di pratica con un corso obbligatorio.

Quante persone lavorano, con il diploma e senza?

La fonte è il report ISTAT Livelli di istruzione e ritorni occupazionali, Anno 2024, del 3 dicembre 2025, sui dati della Rilevazione sulle forze di lavoro 2024: è l'edizione più recente.

Tutti i tassi che seguono riguardano la fascia 25-64 anni, in Italia, nel 2024. Non "gli italiani", non "i diplomati" in generale.

| Titolo di studio (25-64 anni, 2024) | Occupazione | Disoccupazione | |---|---|---| | Al più licenza media | 55,0% | 9,1% | | Titolo secondario superiore | 74,0% | 5,3% | | Titolo terziario | 84,7% | 3,2% | | Totale 25-64 anni | 70,1% | |

Sono circa 19 punti fra il secondario superiore e la licenza media (elaborazione LaScuola360 su dati ISTAT), e il tasso di disoccupazione passa dal 9,1% al 5,3% (si calcola sulle forze di lavoro, non sulla popolazione totale).

Un numero va tenuto separato, perché è il più maltrattato in rete: il 60,6% dei "neo diplomati", che non sono i diplomati ma i 20-34enni con il titolo da uno a tre anni e non più in istruzione o formazione. Metterlo accanto al 74,0% significa confrontare popolazioni diverse.

Che cosa chiama esattamente "diploma" l'ISTAT?

Questa parte non la trovi quasi altrove, e cambia la lettura di tutti i numeri qui sopra.

Nel glossario del report (pagine 12 e 13) il «titolo di studio secondario superiore» comprende i titoli di istruzione secondaria superiore e post secondaria non terziaria, con un inciso che conta: «alcuni non più a regime». Dentro quella categoria c'è il diploma di maturità, ma anche la qualifica professionale di 2-3 anni, i titoli IeFP, le qualifiche regionali e il certificato IFTS.

Non lo diciamo noi. Lo scrive l'ISTAT nella nota i a pagina 15: «per ragioni di semplificazione della comunicazione, i due termini saranno ricorrentemente sostituiti con la più approssimata terminologia "diploma" e "laurea" e i rispettivi possessori definiti "diplomati" e "laureati"». La parola scelta dall'istituto è approssimata.

La conseguenza è netta: il 74,0% non misura il rendimento del solo diploma quinquennale, che da questi dati non è isolabile. Vale anche al contrario, perché nel gruppo "al più secondario inferiore" rientra chi ha la licenza media più una qualifica regionale sotto i due anni. Chi scrive "il diploma fa lavorare il 74%" sta arrotondando la realtà. Qui trovi dov'è l'approssimazione, così il numero lo usi sapendo che cosa contiene.

Quanto pesa il diploma sulla busta paga?

L'unica rilevazione ufficiale italiana che incrocia retribuzioni e titolo di studio è quella dell'ISTAT sulla struttura delle retribuzioni, Anno 2022. Il perimetro è stretto e va detto ogni volta: riguarda «i lavoratori dipendenti retribuiti nell'intero mese di ottobre 2022 nelle unità economiche (imprese e istituzioni pubbliche) con almeno 10 dipendenti». Chi lavora in proprio e chi lavora dove i dipendenti sono meno di dieci resta fuori.

Dentro quel perimetro, chi possiede il diploma percepisce una retribuzione media annua superiore del 18,5% rispetto a chi ha al più la licenza media, e il divario sale al 58,8% per l'istruzione terziaria. Sulla retribuzione oraria di ottobre 2022 si passa da 12,4 euro l'ora a 15 euro. Sono indicatori diversi: l'annuo è ricondotto ad anno intero e tempo pieno, l'orario riguarda il solo mese di ottobre.

Quello che non troverai qui è una cifra del tipo "un diplomato guadagna X euro in più all'anno": nessuna fonte italiana la pubblica, e ricavarla moltiplicando la paga oraria per un monte ore sarebbe un conto nostro, non un dato. Su chi lavora in proprio o dove i dipendenti sono meno di dieci quel rendimento non è misurato: qualunque numero circoli su quella fascia è una stima, non una rilevazione. Se stai facendo il conto anche dall'altro lato, l'altra metà sta nel pezzo su quanto costa recuperare un anno scolastico: questo è il lato ritorno, quello è il lato spesa.

Il diploma rende allo stesso modo per uomini e donne?

Sul rendimento sì: rispetto a chi ha al più la licenza media, le donne diplomate hanno una retribuzione media annua superiore del 20,2% e gli uomini diplomati del 20,7%. È sulla laurea che le due curve si divaricano (+54,2% e +79,9%).

Sul divario di genere, invece, la risposta cambia con l'indicatore. Sulla retribuzione oraria il divario è più contenuto tra i diplomati (10,7%) che tra i laureati (16,6%) e tra i meno istruiti (15,2%). Sulla retribuzione annua il divario tra uomini e donne diplomati (20,5%) è in linea con quello di chi ha al più la licenza media (19,9%) e molto inferiore a quello dei laureati (39,9%). Pesano anche le ore, perché il part-time è più diffuso tra le donne.

Il risultato è lo stesso ovunque e in ogni settore?

No, e la differenza è grande abbastanza da cambiare la decisione.

Dove vivi. Tra i 25-64 anni, nel 2024, il tasso di occupazione di chi ha un titolo secondario superiore è 61,1% nel Mezzogiorno e 81,0% al Nord: quasi 20 punti, quasi quanto i circa 19 punti che in media nazionale separano quel titolo dalla licenza media. Sui titoli bassi la distanza fra le due aree è di circa 23 punti, sui terziari scende a circa 11: il titolo non annulla la geografia, la attenua, e di più man mano che sale.

Che cosa fai. Dentro il comparto dei servizi il premio del diploma cambia parecchio: +25,3% di retribuzione annua nei servizi di mercato (commercio, trasporti, ristorazione, servizi alle imprese) e +11,8% negli altri servizi, cioè pubblica amministrazione, istruzione e sanità. Attenzione a come si legge quel +11,8%: gli altri servizi hanno la retribuzione oraria media più alta, 19,6 euro, quindi non è un comparto che paga poco, è un comparto dove il titolo sposta meno. E la retribuzione media annua, scrive l'ISTAT, «cresce all'aumentare del titolo di studio del lavoratore, in tutti i settori di attività economica e indistintamente per uomini e donne». Cambia quanto premia, non se premia.

Come lavori. Un contratto a termine vale il 31,8% in meno di retribuzione annua rispetto all'indeterminato. Su questo fronte il diploma se la cava meglio di quanto ci si aspetterebbe: fra i dipendenti di 25-34 anni, nel 2024, la quota di contratti a termine è del 25,6% per chi ha al più la licenza media, del 21,9% per chi ha il secondario superiore e del 26,1% per chi ha un titolo terziario. È l'unico indicatore del report in cui il diploma non sta in mezzo: sta davanti.

Che cosa questi numeri non riescono a dire?

Il primo limite è già nell'apertura: nessuna di queste rilevazioni confronta la stessa persona con e senza titolo.

Il secondo riguarda il punto di partenza, e l'ISTAT lo documenta con dati suoi: fra i 18-24enni, nel 2024, l'uscita precoce dai percorsi di istruzione e formazione è al 22,8% quando i genitori hanno al più la licenza media, al 5,3% con un genitore diplomato e all'1,2% con un genitore laureato. Una parte del divario che vedi nelle tabelle è contesto familiare, non effetto del titolo. Vale la pena leggere quel dato per il verso giusto: riguarda chi ha fra i 18 e i 24 anni oggi, e dice che il titolo dei genitori pesa sul percorso dei figli. Per chi sta valutando di diplomarsi da adulto è, semmai, l'argomento più concreto di tutti.

Poi c'è la domanda che si fa chi legge un articolo come questo: il diploma preso a quaranta o cinquant'anni rende come quello preso a diciannove? Nessuna statistica ufficiale italiana incrocia i ritorni occupazionali con l'età di conseguimento: il dato non esiste. Quello che esiste è che il titolo è lo stesso Diploma di Stato.

Perché il diploma conta anche per quello che viene dopo?

Perché è la condizione per restare formabili.

Il percorso post diploma con i migliori risultati occupazionali del sistema italiano sono gli ITS Academy. Secondo il monitoraggio nazionale INDIRE del 17 aprile 2025 (450 percorsi terminati nel 2023, 11.834 iscritti e 8.588 diplomati, cioè il 72,6%), l'84% dei diplomati ITS è in possesso di un contratto di lavoro a 12 mesi dal titolo, con una coerenza tra percorso di studi e tipologia di occupazione pari al 93%. Va detto anche il resto: quel 72,6% dice che il percorso seleziona, e in Italia questi corsi restano una nicchia, sotto l'1% dei titoli terziari. Agli ITS si accede con il diploma: è la legge a chiederlo.

C'è poi la formazione in generale: in Italia gli adulti poco qualificati partecipano ad attività di apprendimento molto meno di quelli molto qualificati, 10,3% contro 60,2% nei dodici mesi precedenti, il divario più ampio d'Europa insieme a Malta (Commissione europea, Education and Training Monitor 2025; adulti 25-64 anni, Adult Education Survey 2022, media UE 39,5%). Letto da qui, il diploma somiglia meno a un traguardo e più a una chiave.

Messo tutto insieme: il diploma non garantisce un lavoro, e nessun dato serio lo promette. Quello che fa, e lo fa per legge e non per statistica, è togliere una porta chiusa dopo l'altra: l'università, gli ITS, i bandi che lo chiedono, le professioni che lo prevedono, i corsi che vengono dopo. Da lì in avanti dipende da te e dal posto in cui vivi, come è sempre stato.

Da dove si comincia

Probabilmente stai mettendo a confronto quello che il titolo apre e quello che costa arrivarci. Su come funziona il percorso c'è la guida completa al recupero anni, e se ci arrivi da adulto il punto di partenza è diplomarsi a 40 anni. Per rientrare in corso si passa dall'esame di idoneità, che dall'anno scolastico 2025/26 consente di recuperare al massimo due anni oltre l'ultimo per cui si ha l'ammissione.

Per capire quanti anni ti mancano e in quanto tempo si possono chiudere, una consulenza gratuita con un tutor ti dà il quadro sulla tua situazione. Un numero che riguarda noi e non le statistiche pubbliche di questo articolo: il 97% dei nostri studenti viene promosso, e chi ha bisogno di un secondo tentativo è coperto dalla garanzia "Promosso o Ripreparato" (prevista nei piani Plus e Max). Una precisazione doverosa in un articolo sul valore del titolo: LaScuola360 prepara agli esami; il titolo di studio lo rilascia l'istituto scolastico sede d'esame, che è un soggetto terzo rispetto a noi, senza legami di gestione né comunanza di interessi.

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Domande frequenti

Che cosa si può fare dopo il diploma che prima non si poteva?

Iscriversi a un corso di laurea (DM 270/2004, articolo 6) e agli ITS Academy (L. 99/2022, articolo 1), rispondere ai bandi pubblici che chiedono quel titolo, accedere alle professioni che lo prevedono per legge come l'agente di affari in mediazione (L. 39/1989, articolo 2). È anche la porta d'ingresso della formazione successiva.

Serve il diploma per fare un concorso pubblico?

Non esiste un requisito valido per tutti i concorsi: lo stabilisce il singolo bando (DPR 487/1994, articolo 2, come sostituito dal DPR 82/2023), in coerenza con il contratto collettivo del comparto. Per moltissimi profili quel titolo è il diploma, e si legge nel bando. Per le posizioni per cui basta l'obbligo scolastico c'è l'avviamento a selezione dalle liste dei centri per l'impiego.

Serve il diploma per entrare in polizia?

Per il concorso da allievo agente della Polizia di Stato la norma richiede il diploma di istruzione secondaria di secondo grado (DPR 335/1982, articolo 6, comma 1, lettera d); l'unica deroga riguarda i gruppi sportivi "Fiamme Oro". Nelle altre procedure il titolo cambia da bando a bando.

Quanto guadagna in più chi ha il diploma?

L'unico dato ufficiale italiano è ISTAT, sull'anno 2022: tra i dipendenti di imprese e istituzioni con almeno 10 dipendenti, chi ha il diploma ha una retribuzione media annua superiore del 18,5% rispetto a chi ha al più la licenza media (oraria di ottobre 2022: 15 euro contro 12,4 euro). In euro, una cifra valida per tutti non esiste.

Il diploma garantisce di trovare lavoro?

No, e nessun dato lo sostiene. Tra i 25-64 anni, nel 2024, il tasso di disoccupazione passa dal 9,1% di chi ha al più la licenza media al 5,3% di chi ha un titolo secondario superiore. Tra i neo diplomati (20-34 anni, titolo da uno a tre anni, fuori dall'istruzione) il tasso di occupazione è però il 60,6%: la ricerca del lavoro resta ricerca del lavoro.

Il diploma preso da adulto rende come quello preso a diciannove anni?

Il titolo è lo stesso Diploma di Stato, con lo stesso valore legale. Sul rendimento nel lavoro nessuna statistica ufficiale italiana incrocia i ritorni occupazionali con l'età di conseguimento: quel numero, semplicemente, non esiste.

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